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di Monica Cipriani

La pubblicità è cambiata dopo l’avvento del digitale. Tutti gli strumenti di comunicazione ne hanno subito l’impatto. Anche la comunicazione Out of home, ovvero quell’insieme di forme pubblicitarie in cui ci si imbatte fuori casa, ha, in modo inevitabile, trasformato alcune delle sue caratteristiche fondamentali.

Ad illustrarci queste dinamiche, il 15 dicembre dietro la cattedra del Master c’era un ospite d’eccezione: Maria Luisa Scialoia, Strategic & Research manager di Kinetic, agenzia media che si occupa di creare campagne pubblicitarie che coinvolgano il consumatore in movimento.

L’ Out of home racchiude molte e differenti forme di pubblicità: poster, cartelli stradali, arredo urbano, affissioni in metropolitana, in aeroporto, sui taxi o in determinati ambienti, come le discoteche o i bar.

La digitalizzazione ha creato pannelli, mega schermi, installazioni touch, ma soprattutto ha portato all’esterno i contenuti di internet, attraverso campagne pubblicitarie implementate sul web e trasportate in seguito sui media tradizionali. Lo spot pubblicitario dell’Alfa Mito, ad esempio, è nato con la collaborazione degli internauti ed è stato poi trasportato off line.

La pubblicità Out of Home ha un posto di rilievo in quanto segue il suo target in ogni spostamento, dall’abitazione fino al luogo di lavoro, ma per essere efficace deve integrarsi con gli altri media. Un piano di comunicazione per raggiungere i propri obiettivi deve basarsi su un punto focale: la convergenza dei mezzi.

Quindi, lontani dal pensare che una campagna possa essere veicolata su un solo canale di informazione, l’outdoor svolge un ruolo sinergico attraverso l’unione con gli altri media: televisione, stampa, advertising on line e mobile. Convergenza significa efficacia.

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