di Isabel Gangitano e Francesco Umberto Iodice

Il 29 ottobre, in sede nell’aula Pio XI noi studenti del Master abbiamo partecipato alla tavola rotonda in cui sono stati anticipati alcuni dei risultati del 4° Rapporto di Fo20141029_123144cus in Media, Osservatorio sulla comunicazione della Fondazione per la Sussidiarietà. L’evento è stato sponsorizzato da OssCom, Centro di ricerca sui media e la comunicazione. La ricerca, curata da Simone Carlo, Andrea Davide Cuman e Maria Francesca Murru, sarà pubblicata il prossimo gennaio.

Introdotta da Guido Gili, prof. di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, (Università del Molise), moderata da Sara Bentivegna, prof.ssa di Teorie della Comunicazione e dei Media digitali (Università degli Studi di Roma “La Sapienza”), la tavola rotonda ha visto la partecipazione di Yves Confalonieri, Direttore R.T.I. Interactive Media, Mediaset, Aldo Grasso, di Storia della Radio e della Televisione, Università Cattolica, Salvatore Ippolito, country Manager per Twitter Italia,  Alberto Marinelli, presidente Area didattica Media, tecnologie e giornalismo, Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e Sara Ranzini, corporate Communications, Facebook Italia.

La ricerca è partita dalla rielaborazione di dati già precedentemente studiati, come le ricerche accademiche e di mercato svolte nell’ambito. Si è inoltre basata su quanto emerso da questionari online compilati da testimoni privilegiati, quali studiosi e professionisti del mestiere. Infine sono stati presi in considerazione i dati empirici rilevati da ricerche etnografiche condotte sugli italiani, sull’uso dei social media e sui consumi televisivi.

Dunque che cos’è la Social tv? «É un fenomeno emergente – secondo il prof. Fausto Colombo, direttore della ricerca – che coinvolge quantità di soggetti e inserisce pratiche mai viste nel campo televisivo. Si possono dare due definizioni. Una dinamica: è la perdita dei confini definitori legati alle pratiche di consumo in rete, cioè tutto è commentabile, tutto diventa social tv. Una operativa: è determinata dai contesti in cui nasce, al confine tra evoluzione delle piattaforme e delle trasformazioni dei processi di consumo». Invito_Focus_29ott2014-315x316

L’indagine svolta ha messo in evidenza i contraddittori meccanismi che girano attorno a broadcaster e Social Media: in primo luogo si può dire che Internet rappresenti oggi la piattaforma che meglio ha favorito il processo “commentativo” dei programmi televisivi e che, proprio per questo motivo, il broadcaster rischia di perdere il controllo dei paratesti, dei discorsi e delle glosse dei propri programmi televisivi.


Riguardo ai contenuti prodotti Aldo Grasso, prof. di Storia della Radio e della Televisione presso l’Università Cattolica, ha sottolineato «come l’80% delle conversazioni viene prodotto sotto forma di anonimato» specificando che «non esiste un linguaggio comune sui social media, ma di solito prevalgono due tipi, il sarcasmo, prodotto dallo spettatore che si ritiene più intelligente del programma, e l’ingenuità, sorta nei fan dello spettacolo». Anche per questo Fausto Colombo ha parlato di una filosofia nuova: «Il passaggio da una logica del produrre attenzione da parte dell’audience a quella di attività prodotte proprio dall’audience».
Tuttavia Internet offre strumenti di conoscenza alla televisione del proprio pubblico attraverso l’ascolto delle conversazioni e dei discorsi, arrivando infatti ad integrare o addirittura sostituire questi dati all’auditel. A tal proposito Sara Ranzini, corporate communications Facebook Italy, ha confermato: «Lo spettatore moderno non è passivo ma interagisce» fornendo dati utili al broadcaster se correttamente interpretati. Anche perchè «con Facebook abbiamo la possibilità di sapere chi è la persona che ci segue, avere una ricchezza di dati qualitativi che prima non era possibile avere. Misurazione e segmentazione sono i temi su cui bisogna concentrarsi».

Il binomio tv-social network è di certo forte per Twitter: «I numeri – ha ribadito Salvatore Ippolito, country manager di Twitter Italia – parlano chiaro: l’80% degli utenti usa Twitter da mobile, e il 66% di questi lo fa davanti a uno schermo tv. L’ultima edizione degli Oscar ha prodotto 19 milioni di tweet, la finale dei Mondiali 35,6 milioni e il dato cresce in modo impressionante. Una conversazione su Twitter può arrivare a incrementare l’audience di uno show e l’intenzione di acquisito di un prodotto pubblicizzato durante una trasmissione sale dal 16%  di media al 30% se contemporaneamente l’annuncio è su Twitter».

Tutti gli esperti hanno poi concordato sulle tre aree adottate per definire il fenomeno Social tv: tecnologia, esperienza e mercato e che questa cambierà il modo di fare tv ma «occhio a definirla morta» ha ammonito alla fine del dibattito Yves Confalonieri perchè «il nuovo utilizzo del mezzo e la fruizione del contenuto ha portato alla creazione di nuove figure specializzate». Quindi broadcaster e social media: concorrenti o cooperanti? Ai posteri…