di Francesco Umberto Iodice

In una Italia che si appresta a scoprire i vantaggi della banda larga, dopo che il 3 marzo il Consiglio dei Ministri ha approvato il Piano per la crescita digitale 2014-2020, mettendo sul piatto della fibra ottica 6 miliardi di euro, sorge una domanda: che fare adesso?

Dare vita ad una ‘Borsa italiana delle applicazioni urbane’ utile a sviluppo e implementazione rapida dei progetti smart city. Questa la proposta lanciata a “Le città del futuro: i sindaci & il digitale“, evento ospitato mercoledì 8 aprile dal Teatro Parenti di Milano. A spingerla oltre ai tre organizzatori dell’iniziativa: Dario Nardella, sindaco di Firenze e coordinatore delle città metropolitane, l’architetto/urbanista Stefano Boeri e Amedeo Guffanti, Amministratore Delegato e partner dell’agenzia digitale 77Agency, anche Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, Antonio Decaro, sindaco di Bari e molti altri amministratori dell’area metropolitana milanese.

Le città smart: i sindaci incontrano il mondo digitale
Le città smart: i sindaci incontrano il mondo digitale

Del resto l’arrivo della banda larga era una mossa attesa ed invocata da tempo, l’ultimo allarme era stato dato da “Wired” non più tardi di febbraio con una condizione drammatica fotografata da Ookla. Nella scala di performance della mappa – da meno di 20 Mbps a più di 60 in downolad – il Bel Paese si segna sotto i 15 Mbps come fanalino di coda con i Paesi balcanici, Grecia e Turchia. Ergo tutti sono più veloci: da Bielorussia, Polonia e Ucraina (tra 15 e 25) a Olanda, Svizzera e Lituania (45-50); oltre i 50 Mbps, Romania e Svezia.

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Le città smart: i sindaci incontrano il mondo digitale

 

Per questa ragione una possibile soluzione su cui tutti si sono mostrati concordi è stata lo sviluppo dell’app economy per web e rete mobile per le città e territorio delle Città metropolitane, fondamentale dal punto di vista strategico, tecnologico ed economico. E non sono mancati gli spunti: «Un’infrastruttura tecnologica che il Comune deve avere per offrire servizi al cittadino – ha evidenziato Amedeo Guffanti – è importante come la viabilità in una città. Perché oggi non avere nei Comuni un assessore al digitale? E quindi pensare a un Ministero per la digitalizzazione del Paese? Servono investimenti per creare l’architettura necessaria. Il nostro PIL sono convinto che sicuramente migliorerebbe».

Sulla stessa linea Dario Nardella che ha anche osservato come si stia verificando «il paradosso del digitale che dovrebbe portare semplicità e invece corre il rischio di venire inglobato nella macchina della burocratizzazione» quando «la sfida del digitale deve essere invece scardinarla». Da qui la proposta: «Chiederemo all’Anci e al Governo di formalizzare un tavolo permanente per l’innovazione urbana che unisca sindaci e CEO delle più importanti aziende del digitale perché c’è bisogno di ordine: un contesto per trovare linguaggi comuni e condividerli, una Borsa delle app. Un appuntamento in cui amministratori e imprenditori nel digital si incontrino per unire le forze e proporsi ai grandi players. Firenze dà la sua disponibilità per ottobre». E se Stefano Boeri ha elencato tra le necessità più prossime «open data, trasparenza, simultaneità di interazione» Salvatore Ippolito, Country Manager di Twitter Italia, intervenuto tra le fila degli esperti del settore ha riflettuto sulla stranezza nel 2015 del «discutere ancora di come il digitale possa essere d’ausilio nelle istituzioni. Pensiamo al live streaming con cui diffondere le sedute dei consigli comunali e le commissioni». Ma ancor più interessante è il caso di Jun in provincia di Granada (Spagna) dove «tutti i dipendenti comunali sul tesserino hanno oltre al nome anche l’account Twitter e l’utente continua le domande online. A quel punto la relazione è pubblica e aperta alla collettività, una Faq online in diretta, un ottimo esempio di costumer service».

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Le città smart: i sindaci incontrano il mondo digitale

 

Open data, app economy, smart city sono quindi le parole chiave di un percorso che alcuni comuni italiani hanno già intrapreso. Ma non basta: non possiamo ancora dirci soddisfatti per la scarsa considerazione mostrata verso il digital da molte altre amministrazioni. La speranza che la banda larga, portando a un’economia più forte e servizi sempre più trasparenti ai cittadini, colmi il distacco italiano a livello europeo è grande in amministratori e mondo delle web company, pronti a collaborare sempre più intensamente per il bene delle città e del mercato. Anche perché si diventa smart solo quando ci si incammina verso un percorso comune di educazione, come sostenuto da Emanuele Micheli, Vicepresidente della Scuola di robotica di Genova. E allora finalmente avremo davvero delle smart city.