di Francesco Umberto Iodice

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Swishup

L’era dello smartphone ha segnato oltre la nostra quotidianità anche il modo in cui avvengono i nostri acquisti: la parola d’ordine è showrooming. Questo fenomeno per cui un cliente si reca in negozio per vedere, toccare con mano e provare un qualsiasi prodotto, magari fare foto, ascoltare giudizi di familiari e amici per poi correre ad acquistarlo online è ormai sempre più diffuso.

Due ragazzi italiani dopo averlo studiato a fondo hanno inventato “SwishUp”. Il lancio nazionale dell’app è avvenuto venerdì 6 febbraio nel negozio “Numero 22” di Novara. È un’applicazione creata per ricevere consigli sui capi di abbigliamento attraverso i social, realizzata e gestita da Karma House, in collaborazione con l’incubatore Enne 3 di Novara ed Ascom Confcommercio. Immaginate di entrare in un negozio d’abbigliamento, provare un capo e di non esser convinti che vi stia bene addosso, e se non avete vicino nessuno di cui vi fidate? Con un selfie si passerà dal camerino alla rete. Infatti, attraverso Facebook i clienti potranno ricevere consigli e voti dagli amici, che uniti a quelli ricevuti in negozio tramite l’app selezioneranno quattro vincitori. Premio: una gift card spendibile solo ed esclusivamente nel negozio nei giorni successivi al contest, bloccando quindi l’eventuale acquisto online.

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Come sostenuto dalla prof. Patrizia Musso nel corso “Forme e strategie della comunicazione digitale”: «Parlare di brand è dire consumo. Oggi non esiste più il consumatore tipo degli anni ’80 e col digital nasce un nuovo consum-attore». Un esempio del nuovo comportamento di acquisto? Lo showrooming.

Un progetto ambizioso e che punta a svilupparsi a carattere nazionale: «Stiamo lavorando – spiega Lorenzo Sernicola – a questa app da circa un anno». Ha 24 anni, ternano trapiantato a Milano, è un ingegnere informatico. Modi gentili ed educati, una passione per il digitale contagiosa e la convinzione espressa in una tesi al Politecnico che la tecnologia possa essere d’aiuto anche a chi ha più difficoltà di noi, i disabili. Lorenzo colpisce chi gli è vicino. È successo anche con il compagno di questa avventura Lorenzo Ricciardi, 26 anni di Borgomanero (NO): «Studia economia alla Bicocca – racconta – e da una richiesta di consulenza pubblicata sulla pagina social dell’Università è nata un’amicizia e poi il progetto. Viene dopo un importante studio di mercato fatto presso l’incubatore Enne3 che ci ha consigliato su molti fronti: ad esempio l’app sarà scaricabile dall’Apple store, perché sappiamo che il mercato del fashon lì è più forte». Creare una web application e farla funzionare per far votare su deskop sarà il passo successivo così come una versione mobile per Android.

Nonostante la giovane età le idee sono in compenso molto chiare per esempio nella scelta degli opinion leader: «Per questo evento abbiamo utilizzato otto fashon blogger che hanno da 10.000 a 30.000 followers. È fondamentale nel mondo digital fare una buona comunicazione. La speranza è che la nostra idea sia vincente, che utilizzino la nostra app più persone per aumentare di conseguenza anche il numero dei negozi».

Un progetto che è visto di buon occhio anche da Asscom e Gianluigi Ricci, 52 anni, lungimirante proprietario del negozio “Numero 22” di Novara ha voluto lanciarlo per primo. Perché? «Credo nel digitale e che possa portare un ritorno economico importante. Chi non si rende conto dell’impatto che ha sul mercato sbaglia, non è aggiornato. E per un negozio non delle dimensioni delle grandi catene, quindi con un target più “di nicchia”, sostengo che rispetto all’e-commerce nel settore dell’abbigliamento vinca ancora il negozio. Poche storie, i vestiti i clienti li vogliono provare. Certi tipi di pantaloni che possono essere belli vanno visti indossati. Per questo il progetto è secondo me interessante su tre fronti: il negoziante guadagna perché i capi vengono sponsorizzati dai clienti, nell’immagine che viene dalle foto fatte nella sua attività e con lo sconto futuro su un proprio prodotto». Arginare quindi lo showrooming attraverso i social e se aggiungiamo anche la possibilità di mettersi in gioco e di farne una gara di stile, c’è anche spazio per i clienti di divertirsi.

Questa app, ancora in fase di lancio, partita dallo studio di un nuovo fenomeno, prova a dettare una nuova linea per fare marketing, chissà se tra qualche anno genererà a sua volta un nuovo fenomeno da studiare. E quindi poi… un’altra nuova app?