di Claudia Pasolini e Simone Casarin

Sul palco di IAB Forum Andrea Paliani, Aldo Agostinelli e Carlo Noseda hanno presentato la ricerca svolta da IAB Italia e EY in collaborazione con Elis e Oracle sul digital in Italia. Subito un video espone velocemente quelle che sono state le principali evidenze della ricerca, citando la spesa di 52,9 miliardi di euro nel digital in Italia (considerando non solo la raccolta pubblicitaria, ma anche i servizi accessori dell’adv, la tecnologia, servizi professionali e e-commerce), le leve su cui puntare per continuare a competere nel digitale (prime fra tutte misurabilità e innovazione), i dati sull’occupazione – incoraggianti considerando che quasi il 60% delle aziende ammette di voler assumere nei prossimi 6 mesi, le competenze più richieste per le giovani figure professionali in questo ambito e le condizioni per il sostenimento della crescita del digital da parte delle istituzioni (agevolazioni, maggiore regolamentazione e investimenti sulla formazione di figure specializzate).

Il primo a commentare questi dati è Carlo Noseda, presidente di IAB Italia, che, dopo aver dato delucidazioni sulla metodologia utilizzata (un mix di ricerca qualitativa con interviste ai manager del settore e di ricerche quantitative svolte su un campione di 2000 aziende) ammette di considerare come più significativa la chart sui quasi 53 miliardi di spesa e sul come vengono suddivisi. Noseda fa notare, inoltre, che questa cifra corrisponde a circa il 3% del PIL, una cifra non indifferente, segno che questa industry impatta fortemente sul nostro paese, un’industry che a suo dire è “fra le più interessanti, le più creative e le più in crescita”.

Paliani, Managing Partner & CEO – Mediterranean Region di EY, si è voluto soffermare sulle prospettive dell’industria, che puntano a valori compresi fra gli 80 e i 100 miliardi. Cosa fare però per arrivare a questo punto? Per Andrea Paliani due sono gli elementi fondamentali: internet of things e big data. L’industria italiana è destinata a diventare 4.0, l’utilizzo dei dati diventerà sempre più importante e servirà a tracciare dalla ricerca alla produzione, fino al post vendita. Non mancano gli ammonimenti: “Internet of things e big data cambiano tante cose, fra cui la competizione, perché possono arrivare tanti nuovi player” facendo intendere che è importante saper gestire questi elementi per poter restare sul mercato. Altro elemento fondamentale per Paliani è il marketing, dove deve essere fatta più integrazione di piattaforme e di dati – soprattutto per le piccole e medie aziende – in modo da non utilizzare il digitale solo come mezzo per comunicare ma anche come tool per raccogliere dati e informazioni.

Ma quali sono le leve per trasformare questo scenario in realtà? Aldo Agostinelli risponde che alla base c’è senz’altro l’innovazione, che però in Italia non è collegata alla strategia. “In Italia si lavora molto nel tatticismo – che non funziona più nel digitale, un ambiente che dematerializza le cose e ha un percorso di crescita lungo” afferma il vice presidente di IAB Italia, aggiungendo poi “se si vuole essere competitivi all’estero l’innovazione deve passare tramite una pianificazione.” Big Data e sistemi di analisi non vanno pensati quindi in pochi mesi, ma le strategie devono essere pensate su orizzonti di almeno 2 o 3 anni. Secondo Agostinelli, ROI a 3 o a 6 mesi fanno da ostacolo alle aziende che vogliono innovare.

Riprende il discorso poi Paliani, evidenziando quelle che secondo la ricerca, saranno le competenze professionali più richieste. La cosa più importante però non sono le singole competenze, ma la capacità di saperle integrare. È essenziale, anche all’interno delle aziende, non essere troppo vincolati alle varie funzioni, allontanarsi dall’ottica dell’azienda divisa in silos e puntare su persone in grado di comprendere anche ciò che accade nelle funzioni diverse dalla propria. “Lavorare insieme con diverse competenze serve ad aprirsi, fare centri di eccellenza e collaborare: l’open innovation è questo, la capacità flessibile di lavorare con più attori allo stesso processo” conclude poi Paliani, terminando il discorso.

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