di Leonardo Mottola e Lisa Maria Perna

L’americana Quantcast, company fondata nel 2006 a San Francisco, è una multinazionale specializzata in real-time advertising e nelle rilevazioni dell’audience digitale. Sbarcata recentemente anche in Italia, ha presentato allo Iab Forum 2016 i primi risultati di una ricerca, fatta in 6 paesi (Europa Usa e Australia) che è terminata nel luglio 2016. L’obbiettivo della ricerca è capire chi c’è dietro allo schermo, per cercare di comprendere il comportamento del consumatore durante il suo percorso decisionale di acquisto. Bisogna capire i reali bisogni e le reali esigenze dei consumatori, per cercare di massimizzare l’impatto e l’efficacia della pubblicità. Entrando nello specifico della ricerca sono stati individuati 2.500 intervistati (seguiti per 4 settimane durante il processo di acquisto).

Questo numero è stavo poi suddiviso in due categorie di persone: Active (persone che programmano di acquistare nelle prossime 4 settimane) e Considerer (persone che programmano di acquistare nei prossimi sei mesi). La metodologia usata è stata quella dello studio longitudinale sul consumatore.

quantcast

Ma passiamo alle modalità con cui questa ricerca è stata effettuata. Ogni intervistato doveva superare tre fasi:

– Una fase iniziale, il cui obbiettivo è stato quello di creare un profilo che si basi sui suoi dati anagrafici, sulla sua provenienza e sui suoi gusti;

– La fase del diario il cui obbiettivo è stato quello di andare ad individuare i touch point;

– La fase della fine del sondaggio il cui fine è  stato quello di andare a capire le ragioni dell’acquisto.

Attraverso i dati di questa ricerca è così emerso che il percorso del consumatore è individuale (non più lavoro per cluster), il processo d’acquisto non è fluido, ma invece molto dinamico e che la maggior parte dei percorsi di acquisto avviene online.

Su queste basi sono stavi trovati così tre diversi insight:

1) I consumatori iniziano la loro ricerca conoscendo tanti brand e ne scelgono seriamente solo pochi (si bloccano presto su una sola scelta). Questo avviene perché hanno già avuto contatto con il brand o perché lo conoscono per fama.

2) Solo tre consumatori su dieci acquistano il brand presente nella loro short list. Per ovviare a questo problema viene consigliato di affiancare all’ attività di brand awarness l’attività di quick response per raggiungere così il maggior numero di consumatori.

3) Il prezzo delle promozioni sono il driver principale che ha portato ad acquistare beni da brand che non erano nella short-list iniziale dei consumatori

In conclusione, secondo Quantcast sta cambiando il modo di concepire la pubblicità. Bisogna sempre più seguire il consumatore durante il suo percorso individuale e il tramite migliore per attuare questa nuova strategia è proprio il digitale.

 

 

 

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