di Federica Anzile

Quanto conta l’immagine che diamo di noi nel mercato digitale? Che valore attribuiscono le aziende a quello che pubblichiamo quotidianamente sui social network quando si tratta di selezionare un candidato? La risposta a queste domande ci è stata data durante la prima lezione della Dott.ssa Anna Raffaelli, Consulente e project manager per Gabrielli & partner e consulente di The Vortex, innovativo progetto di formazione che si propone di diffondere la cultura digitale nel mondo professionale ed accademico colmando i gap di conoscenza dei nuovi media intesi come strumenti di marketing, comunicazione e business.

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Anna Raffelli – The Vortex

All’interno di questo incontro introduttivo, il primo di una serie di seminari organizzati nell’arco di quattro giornate, abbiamo avuto occasione di approfondire la crescente importanza del personal branding e della cura della propria reputazione online in uno scenario in cui il mercato del lavoro, attualmente, si sta adattando sempre più a questa nuova tendenza.

Cosa è quindi il Personal Branding?

Potremmo definirlo come la creazione e la gestione del proprio brand a livello professionale e personale. Una scelta oculata della presentazione delle proprie competenze e caratteristiche specifiche è considerata ormai la chiave per il successo nella fase di candidatura e selezione per un nuovo posto di lavoro. Il Personal Branding è il vero motivo per cui un cliente, un datore di lavoro o un partner può preferire il nostro profilo rispetto ad un altro, un nostro progetto piuttosto che quello di un competitor. Seguire una strategia chiara, partendo dall’individuazione dei propri punti di forza e degli eventuali benefici per l’azienda, in un mondo in costante evoluzione come quello professionale, è diventata la miglior arma da utilizzare soprattutto in fase di selezione. Si tratta però di un’arma a doppio taglio nella misura in cui la si utilizza autonomamente sulla rete, luogo in cui tutte queste dinamiche assumono nuove prospettive.

Se fino a qualche anno fa, infatti, gli strumenti nelle mani dei recruiter delle grandi aziende si limitavano al classico biglietto da visita, al curriculum, o ad un portfolio personale, oggi la ricerca del candidato ideale passa soprattutto per la sua web reputation. Affinché la nostra “vetrina online” rispecchi una versione fedele di noi stessi, coerente con ciò che riporta il nostro curriculum, è importante fare in modo che tutti i canali online in cui appariamo seguano la stessa linea, intesa come l’insieme dei valori che ci proponiamo di comunicare. E’ inoltre fondamentale declinare la propria presentazione in maniera coerente con i valori proposti dell’azienda in cui aspiriamo a lavorare proprio perché si tratta di una forma di condizionamento, positivo o negativo, che anticipa, e in alcuni casi compromette il vero e proprio incontro di selezione. La nostra reputazione online è definita in continuazione dal modo in cui interagiamo nelle community e nei gruppi, dalle foto che pubblichiamo su Instagram e dalla qualità dei nostri contatti e del nostro network ed è proprio per questo motivo che i social media possono essere ormai considerati a tutti gli effetti il cuore di una buona strategia di Personal Branding.  La soluzione vincente è sicuramente prestare attenzione alle immagini pubbliche cambiando eventualmente le impostazioni e rendendo privati determinati elementi, pubblicare contenuti sempre aggiornati, coerenti con l’ambito di interesse, e soprattutto veritieri, evitando di incappare nelle fake news. È importante anche controllare i like, i commenti sulle bacheche pubbliche ed eventualmente le amicizie che potrebbero essere considerate “scomode”, perché mai come in questa fase ispirare fiducia è considerato un asset imprescindibile.

I dati analizzati durante l’incontro parlano chiaro: il 93% dei responsabili delle Risorse Umane nelle grandi aziende dichiara di utilizzare le reti social per il recruiting online e il 55% di essi ammette di aver cambiato opinione su un candidato dopo aver visualizzato le informazioni sul suo profilo LinkedIn, Facebook o Twitter, i social media più comunemente utilizzati in questa fase preliminare di analisi dei candidati. Il social recruiting è ormai una pratica sempre più richiesta, come testimonia il fatto che anche il comparto smartphone e tablet sia in forte crescita: il 51% delle aziende punta infatti a rendere nel prossimo futuro il percorso delle candidature completamente mobile friendly.

 

 

 

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