di Camilla Renzi e Matteo Piantoni

La buona parte dei formati che ora vengono interamente fruiti online, sono video. Sono immediati, efficaci e di puro entertainment. Da questo presupposto nasce SHAA (piattaforma italiana di realizzazione di video multimediali ed interattivi).

L’obiettivo di tutti coloro che si occupano di comunicazione è quello di mantenere viva l’attenzione del proprio fruitore. Ormai, fruendo di qualsiasi contenuto sul web, diamo per scontato la possibilità di fruirlo ed interagire con esso quasi toccandolo per mano, ma il video è sempre stato un formato da visualizzare in maniera passiva. Come interagire con questo schermo? L’innovazione di cui sono leader consiste nel rendere anche i formati video interattivi potendo guardare un video nel video, aprire schede all’interno della visualizzazione del video, condurre un processo d’acquisto, giochi, servizi di messaggistica istantanea o learning digitale.

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Questa nuova modalità di costruzione video che portano SHAA ad essere una forma italiana nell’eccellenza dell’interattività, è guidata da tre obiettivi:

1) allungare il tempo di fruizione valorizzando il contenuto;

2) pervenire a dati più profondi rispetto a quelli legati al video tradizionale che si limitavano al numero e alla durata di visualizzazione;

3) condurre direttamente all’acquisto.

Il fruitore può così interagire con il media stesso stabilendo una bidirezionalità che prima non era nemmeno immaginabile.

Un case study da loro proposto durante il workshop tenutosi nella prima giornata di IAB Forum, è stato un video interattivo e multiple-choice per Garnier Olia: l’utente poteva inserire le sue caratteristiche fisiche in modo che l’hair stylist potesse consigliare la nuance adatta; il 90% furono coloro che terminarono la completa visualizzazione del contenuto e il 42% ha finalizzato l’acquisto. Oppure la proposta di branded content per Benetton: storia a episodi in cui il fruitore stesso poteva scegliere la trama personale del finale.

Il video interattivo non è un format solo per il mondo online, siamo circondati da schermi e da messaggi video nel mondo reale, il consumatore tende a non prestare la sua attenzione verso questi contenuti dato che rivestirebbe la funzione di fruitore passivo. Anche in questo contesto SHAA propone soluzioni creative per i brand all’insegna dell’omnicanalità: il full secondo screen. Soffermandosi davanti ad una vetrina, si riceve una notifica con una call to action a connettersi: sullo schermo della vetrina si visualizzano cinque video di look differenti con la possibilità di avere consigli di blogger per altri capi da abbinare all’outfit e procedere all’acquisto. H&M è il brand che insieme a SHAA sta realizzando la boutique del futuro, l’utente da casa salva i suoi prodotti sulla wishlist dell’applicazione mobile, quando arriva in negozio per provare i capi, la vetrina, riconoscendo l’utente, trasmettere i capi salvati nel camerino interattivo. Il cliente potrà poi ultimare il suo acquisto tramite cellulare e controllare il processo di spedizione del suo ordine.

Le metriche cambiano. Ciò fa in modo che i brand possano profilare meglio l’utente ricostruendo la storia della sua esperienza e proporre offerte sempre più ad hoc.

Native Shoppable. La base è sempre la creatività dello storytelling, implementata dalla Contextual ADVs. È nello specifico un prodotto rivolto agli editori per la possibilità di monetizzazione automatica, formato widget che propone lo stesso prodotto di cui si sta parlando nel video. Può essere una forma fastidiosa? Probabile, ma tenendo conto che si propone il giusto prodotto, al momento giusto, per il giusto utente, nel giusto contesto, è sicuramente un advertising dal valore aggiunto: maggior consapevolezza del prodotto se non il suo stesso acquisto.

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