“We make art, not adv”, è ciò che si legge non appena si apre il sito web dell’agenzia globale creativa di Oath; offrono soluzioni di content marketing end-to-end in 14 paesi, sfruttando la customer data, la distribuzione scalabile, il brand editoriali premium e professionalità creative di primo livello. Le storie di Ryot Studio mettono al centro la bellezza dell’essere umani e spingono le persone all’azione. Lo storytelling, è una questione ottimista.

Marc Mellin di Ryot Studio racconta allo IAB FORUM tutto quello che ha visto nella tecnologia, tutto ciò che ha di buono ha lo scopo di veicolare e raccontare una storia. Tutto quello che il brand deve fare è raccontare una storia, e deve essere buona: la tecnologia si presta al servizio dell’engaging content. Per i brand generare i contenuti è un’opportunità di stimolare una conversazione con gli utenti andando oltre alla distanza imposta dagli strumenti. Il branded content è quindi una nuova risorsa a disposizione delle aziende per raggiungere il proprio target e che la tecnologia aiuta a ottimizzare e costruire sulla sua forma e sulle sue caratteristiche.

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Due punti fondamentali, che sono tra loro correlati, e rappresentano gli stessi due obiettivi che lo hanno guidato nell’ottimizzare il suo lavoro, sono:

1) Storytelling is more important than ever,

2) the rapid evolution of the medium.

 

Tutto questo contesto che sembra altamente positivo è però aggravato da una questione negativa: per la prima volta la fiducia nelle quattro grandi istituzioni, business, NGOs, governement, media, è in calo. La gente vede addirittura il business come qualcosa fuori dal lavoro e dell’economia. È una situazione difficile e complicata ma può essere una grande opportunità per noi che siamo storytellers. Gli strumenti che la tecnologia offre permettono di raccontare al meglio le nostre storie. Tramite un aneddoto, illustra a livello concreto questa sua convinzione: durante un incontro a Londra con 50 ragazzi di età inferiore ai 25 anni, esperti e pratici di tecnologia, ma ogni volta che propongono delle idee brillanti, riscontrano il timore dei loro manager che, invece, non hanno tale confidenza con la tecnologia. Il problema di questi manager rimane la questione di come commercializzare tale idee. I Millennials sono la generazione che sta beneficiando maggiormente della meraviglia del digitale: siamo un industry che non ha nulla da invidiare alla altre, anzi sono le altre ad invidiare la nostra propensione alle idee, alla creatività e al rischio.

La soluzione sono i giovani, hanno il potere di risolvere i problemi, sapendo raccontare storie che nascono dal contatto con la tecnologia. Sanno combinare insieme i due punti prima elencati.

 

La chiave è capire che la tecnologia sia andare sotto la superficie per scoprire di più e capire che la tecnologia di per sé non è una rivoluzione: come se si guardassero 360 video ma fosse sempre una sola storia, non basta raccontare storie, devono essere autentiche. I brand sono in grado di comprendere la tecnologia ma non capiscono come lo storytelling possa congiungere insieme tutti i suoni, tutte le conoscenze che si hanno da più di cent’anni di pubblicità in modo da sviluppare la base per realizzare un content brand che possa stimolare engagement nei fruitori.

Viviamo nel mondo della comunicazione, è aumentata negli ultimi anni, fino ad ingrandirsi e confluire nella comunicazione congiunta tra brand e consumatore tramite la potenzialità dei mobile e la forza interattiva dei social media.

Oggi, si può raccontare la storia migliore e avere la conversazione

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