di Marialaura Pisano

In occasione della XV edizione di IAB Forum, noi studenti del Master in Comunicazione Marketing Digitale e Pubblicità Interattiva, abbiamo avuto l’opportunità di entrare in contatto con numerosi player del settore digital e partecipare ai loro workshop. Nel pomeriggio del 30 Novembre abbiamo potuto conoscere più da vicino Oath. L’azienda, nata come controllata del gruppo Verizon Communication Inc., racchiude oggi al suo interno un portfolio di più di 50 brand legati al mondo dei media e della tecnologia come Yahoo!, AOL.com, HuffPost, Tumblr, Ryot e tanti altri.

“La vera sfida dell’intera industry digitale è saper catturare l’attenzione degli utenti, potenziali consumatori.” Questo l’incipit del workshop tenuto da Corrado Massaro, Head of Sales di Oath.

oath

La costante evoluzione dei media e delle loro modalità di fruizione, unita al conseguente mutamento che ha interessato il comportamento degli utenti ha reso sempre più rilevante per i marketer il tema della capacità di attrarre e conquistare l’attenzione, risorsa estremamente scarsa ma di vitale importanza per l’efficacia di qualunque forma di comunicazione, prima fra tutte quella pubblicitaria.

Per rispondere ad una simile esigenza Oath ha puntato sulle opportunità offerte dal Native Advertising. Citando le parole di Massaro, si tratta di formati pubblicitari capaci di “catturare l’attenzione degli utenti rispettandone le abitudini di navigazione, puntando meno sull’interruttività ed intrusività e più sull’accompagnamento del messaggio”.

Il Native Advertising, infatti, è una strategia di produzione e distribuzione di branded content su piattaforme di terze parti, all’interno delle quali, seguendo logiche mimetiche rispetto al contesto, tali contenuti si integrano perfettamente con quelli organici senza modificare l’user experience, ma diventando parte di essa.

Secondo Massaro il Native Advertising rappresenta un valido strumento a tutti i livelli del marketing funnel. Sarebbe cioè riduttivo ritenere tali formati pubblicitari come rispondenti ai soli obiettivi top-funnel come awareness e considaration, essi infatti possono essere efficacemente impiegati anche per raggiungere obiettivi di conversione e performance.

Ma quali sono i fattori che determinano l’efficacia e quindi il successo di una campagna di Native Advertising? Una solida idea creativa, innovazione tecnologica, ambienti di distribuzione premium, dati per qualificare l’audience e insights per effettuare le misurazioni in termini di KPI: questi gli elementi imprescindibili, considerati dal team di Oath come veri e propri pilastri di ogni campagna fondata su branded content.

Non a caso la piattaforma Gemini, una delle properties di Oath nata in ambiente Yahoo!, si occupa di erogare soluzioni native in grado di soddisfare questi parametri. Si tratta di Native Video Ads distribuiti in contesti premium che dal punto di vista delle performance registrano il 100% di viewability, percezione migliore da parte degli utenti e CTR mediamente più alti rispetto ai formati display, ed infine non sono rimovibili mediante l’utilizzo di software di Adblocking, perché perfettamente integrati nel design e nella funzione d’uso dell’ambiente ospitante.

In definitiva il Native Advertising, in qualità di forma di comunicazione pubblicitaria non interruttiva e votata al coinvolgimento dell’utente, ricopre oggi un ruolo importante nell’ambito degli strumenti in grado di catturare l’attenzione degli utenti, pur rispettandone le esperienze di navigazione.

Infatti, stando a quanto emerso dall’interessante confronto con i dati presentati nel workshop, il Native Advertising sta acquisendo sempre maggiore rilevanza in termini di diffusione e budget, si stima che nel 2020 a livello europeo arriverà a costituire circa il 52% dell’investimento pubblicitario digitale.

Annunci