di Agnese Fumagalli e Giulia Corbella

Il 4 dicembre 2017 presso la sede del Talent Garden, spazio di co-working pensato per professionisti del digitale, della tecnologia e della creatività, abbiamo avuto il piacere di ascoltare le parole di Andrea Fontana, guru dello storytelling.

Lui stesso si definisce una persona dall’anima bipartita, con caratteristiche imprenditoriali da una parte, che gli permettono di essere ambizioso e curioso, mentre dell’altra la capacità di saper prevedere, che nel 2006 gli ha fruttato una cattedra all’università di Pavia.

andrea fontana
Andrea Fontana

Il suo merito infatti è quello di essere stato il primo in Italia a capire quale sarebbe stata la nuova modalità comunicativa dei social network, ovvero la narrazione.

Oggi difatti siamo abituati spontaneamente a condividere parte della nostra vita sui social, ma nel momento in cui è un’azienda a doversi raccontare entrano in gioco svariati fattori ed è complicato gestirli tutti nella maniera corretta.

Proprio per questo molti brand scelgono di rivolgersi a Storyfactory, la prima realtà italiana di Corporate Storytelling, fondata appunto da Andrea Fontana.

Tramite due brillanti case history Fontana ci mostra quanta forza può racchiudere una narrazione.

Il primo caso riguarda il profilo Facebook di Leon Vivien: un’innovativa operazione di marketing narrativo realizzato da un museo francese dedicato alla grande guerra con l’intento di togliere la polvere da quella che è l’esperienza di visita di un museo oggi. Questo museo costruisce una narrazione che va oltre il punto di vista storico, perché romanza la vita del personaggio in modo da creare empatia e coinvolgimento nel pubblico che legge la sua storia.

Una seconda best pratice riguarda il caso dei ‘Significant objects’, un esperimento condotto da due giornalisti americani che hanno verificato quanto il valore economico di un oggetto possa esponenzialmente aumentare se il prodotto è comunicato tramite una buona narrazione.

Questi esempi portano ad alcune considerazioni fondamentali sullo storytelling: per cominciare la storia importante è quella degli altri, quindi è necessario studiare il proprio target per capire in che modo poterlo interessare alla narrazione, senza ricadere nell’egocentrismo aziendale. Studiandolo individuiamo anche le piattaforme sulle quali è meglio veicolare i propri contenuti, adottando un approccio cross-mediale.

Il racconto infine, oltre ad adattarsi ai media deve basarsi su difficoltà, traumi e lotte che mettono alla prova il protagonista.

Tutte queste istanze vengono combinate con l’intento di creare valore, asset strategico sia per la reputazione e l’immagine del brand che dal punto di vista meramente economico.

Quali sono però le competenze necessarie per realizzare un buono storytelling?

Bisogna costruire una narrative strategy sulla base dell’analisi delle biografie di riferimento del proprio pubblico, creando successivamente storie su misura per ognuno.

Servono poi competenze di visual storytelling: oggi viviamo infatti all’interno di una cultura iconica in cui è fondamentale comunicare anche per mezzo di immagini; da ultimo bisogna saper coinvolgere il giusto pubblico con il giusto media, capendo quindi dove poter trovare il proprio target e con quale strumento raggiungerlo.

Grazie a questo incontro Andrea Fontana dimostra l’importanza di costruire uno storytelling aziendale che sia in grado di dare forma ai discorsi di consumo e alle identità che si esprimono nei mercati. Inoltre raccomanda per un buon futuro lavorativo: “Non potete vendere prodotti, potete vendere storie di reputazione i cui essere riconosciuti, ricordati, rispettati e desiderati. E poi comprati nei mercati conversazionali”.

 

 google3fac7327d1da254d.html

Annunci